Mediazione, presenza e pandemia

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Luciano Marucci mi ha fatto un’altra delle sue interviste fiume per Juliet, all’interno di una lunga inchiesta che sta conducendo dal titolo “Produzione creativa e identità”. Il pdf integrale è linkato qui sotto, seguito da una selezione di citazioni di cui vado abbastanza fiero. Buona lettura!

Luciano Marucci, “Produzione creativa e identità. Riflessioni sulla genesi e l’evoluzione (IV)”, in Juliet, n. 200, pp. 36 – 39.

Danilo Correale “Reverie, On the Liberation from Work” 2017, installata per la mostra “Hyperemployment”, a cura di Domenico Quaranta, International Center of
Graphic Arts, Ljubljana, 7 novembre 2019 – 19 gennaio 2020. Produzione: Aksioma – Institute for Contemporary Art, Ljubljana (ph courtesy Jaka Babnik)

“Nel 2020 la pandemia ha fatto della mediazione l’unica modalità possibile di fruizione: una condizione senza alternative. Questo sviluppo ha accelerato e in certi casi forzato la digitalizzazione, ma non può non indurci anche a un ripensamento del rapporto tra presenza e mediazione. Nella vita e negli affetti, l’esperienza forzata della distanza e della mediazione ci ha portato a ri-attribuire importanza alla presenza e al contatto: è inevitabile che questo accada anche nel campo delle esperienze artistiche. L’arte è già per sua natura mediazione, concrezione di un’idea in una forma, espressione di un contenuto attraverso un linguaggio specifico. La priorità, per me, resta sempre quella di presentarla come l’artista stesso l’ha concepita, nello spazio da lui scelto, rendendo invisibile la mediazione curatoriale. Viceversa, presentarla in un ambiente non suo (dallo spazio fisico alla rete, dalla rete allo spazio fisico), o attraverso modalità esperienziali che non appartengono all’opera originaria (la realtà virtuale, l’installazione multimediale) è un’operazione molto delicata che va curata con grande attenzione per evitare falsificazioni e tradimenti. In questo caso, la mediazione deve, a mio parere, essere visibile, e attribuita, in quanto vera e propria operazione autoriale: chi ne è responsabile? Il curatore? L’artista? È giunto il momento di dire che un quadro non è un file JPG, e che se voglio presentarlo in rete il modo deve essere conseguenza di una scelta consapevole, non di una convenzione prestabilita. A queste condizioni, sicuramente la mediazione può favorire un maggiore accesso, parola che preferisco a consumo.”

“Dobbiamo acquisire la consapevolezza, a tutti i livelli (individuale, istituzionale, scolastico) che la rete è ormai diventata il nostro spazio pubblico primario. La cultura digitale dovrebbe essere integrata nell’educazione civica. Non possiamo delegare la gestione di questo spazio pubblico alle community guidelines delle compagnie che ci permettono di accedervi, né ai criteri censori degli algoritmi e dei moderatori di contenuti.”

… oggi per me la vera sfida non sono la digitalizzazione e la virtualizzazione, ma la ricerca su nuove forme di presenza. È lì che dobbiamo settare il nuovo traguardo, mentre i tardivi della digitalizzazione arrivano a completare il vecchio circuito: nel generare contatto, socialità non mediata, coinvolgimento di tutti i sensi (non solo la vista e l’udito), nuove ritualità per lo spazio espositivo.”

Davanti alle tecnologie, siamo sempre le cavie di un esperimento di cui non conosciamo gli esiti. Ci vogliono anni perché venga introdotto un nuovo vaccino, ma ci tuffiamo in Tik Tok o Zoom senza una rete di protezione, e senza che nessuno possa veramente dirci quali saranno i loro effetti a lungo termine su di noi, e ancor più sui nostri figli o nipoti.”

Intervista con la New Media Art

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Curato da Marco Mancuso ed edito da Mimesis, Intervista con la New Media Art. L’osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale è uno straordinario strumento di navigazione e di comprensione della pratica artistica contemporanea nel rapporto con la tecnologia e la ricerca scientifica a partire dall’esperienza dell’osservatorio Digicult. 486 pagine, il libro raccoglie testi critici e interviste di una quarantina di autori internazionali, e segue gli sviluppi della media art dal 2005 ad oggi. Ho avuto il piacere di contribuirvi con una vecchia ma ancora fresca intervista a UBERMORGEN (online qui) e l’onore di introdurre la sezione finale del volume, Culture e mercati. Qui di seguito trovate il mio contributo:

Domenico Quaranta, “Capitolo 10: Culture e mercati – Introduzione”, in Marco Mancuso (a cura di), Intervista con la New Media Art. L’osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale, Mimesis, Milano 2020, ISBN 9788857569444, pp. 413 – 418

In un testo del 20161, il teorico dei media Jeoff Cox e il filosofo Jacob Lund affrontano la caleidoscopica nozione di “contemporaneo” e di “condizione contemporanea” mescolando vari punti di vista e approcci disciplinari. Il contemporaneo, secondo Cox e Lund, non è solo una categoria temporale (il tempo in cui viviamo), ma anche una categoria esperienziale, che identifica la nostra attuale relazione con il tempo, la storia e il futuro. Frutto di una globalizzazione accelerata, della diffusione del neoliberalismo e dell’influenza delle tecnologie dell’informazione, l’attuale versione del contemporaneo si differenzia da quella dei decenni precedenti. Il contemporaneo attuale vede una coesistenza e un intreccio di temporalità distinte, un “presente espanso” caratterizzato dall’estrema compressione spazio-temporale e dal costante senso di dislocazione prodotti da internet, e dall’esperienza del “near real-time” prodotta dall’interferenza tra il nostro modo di percepire il tempo e il modo in cui lo computano le tecnologie informatiche.

From Context to Content: On the Preservation of Net-based Art

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Domenico Quaranta: From Context to Content

“From Context to Content: On the Preservation of Net-based Art” is a text commissioned for and published in Science and Art: The Contemporary Painted Surface, edited by Antonio Sgamellotti, Brunetto Giovanni Brunetti, Costanza Miliani and published by the Royal Society of Chemistry in 2020. Science and Art: The Contemporary Painted Surface consists of a series of chapters written together by scientists, art historians, conservators, curators and artists dedicated to conservation, execution techniques, languages and conceptual topics. The book largely covers execution techniques, material’s conservation and languages of artists, representative of twelve different countries, all protagonists of the development of innovative significant techniques and methodologies.

Science and Art. The contemporary painted surface

Science and Art: The Contemporary Painted Surface is available on Amazon and other bookstores. Alternatively, you can buy single chapters of the book here. Below you can find an abstract of my contribution, that can be bought in full following this link.

Fino a che non c’è collezionismo, la “conservazione del digitale” è una pura questione teorica. L’intervista di Armando Adolgiso

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Per la sua rubrica Cosmotaxi, Armando Adolgiso ha rivolto a me e a Valentino Catricalà qualche domanda sul libro Sopravvivenza programmata (Roma, Kappabit 2020). Il botta e risposta lo trovate qui sotto. Qui il pezzo originale.

Come nasce questo libro?

Quaranta – Nel 2016 l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove insegno, mi diede l’opportunità di organizzare una tavola rotonda di una giornata sulla conservazione dei nuovi media. Discutendone con l’allora direttrice Lucilla Meloni, decidemmo di mantenere uno spettro ampio, sia in termini cronologici – coprendo un arco che va dalla conservazione dell’arte programmata alle più recenti pratiche di arte in rete – sia in termini tematici e metodologici. Abbiamo discusso di teorie del restauro e di pratiche conservative, di opere d’arte e di archivi, di conservazione e di re-enactment. Non si pensava di raccogliere gli atti e fare una pubblicazione, ma evidentemente l’assenza assoluta di un dibattito critico e di pubblicazioni in lingua italiana su questo argomento era l’elefante nella stanza. Valentino Catricalà, uno dei relatori della giornata, ha avuto il grande merito di puntare il dito, e, nei mesi successivi, di darsi da fare per trovare un editore sensibile a queste tematiche, che abbiamo individuato in Kappabit di Marco Contini. Da quel momento è stata una strada in discesa, seppur con numerosi ostacoli. All’idea iniziale di raccogliere i contributi della giornata si è affiancata l’urgenza di tradurre in italiano alcuni testi seminali sulla conservazione delle nuove tecnologie, come l’intervento di Jon Ippolito (figura determinante per l’avvio del dibattito sulla conservazione dei “media variabili” in ambito museale nei primi anni Duemila) o quello più recente dell’artista Rafael Lozano-Hemmer, una sorta di tutorial su come l’arte digitale possa essere “preparata” per la conservazione; e la necessità, altrettanto urgente, di commissionare nuovi testi a pionieri e esperti internazionali.

“For net art, being on the web has always been the consequence of a choice of freedom, not an imposed condition.” Interview on Generazione critica

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In this recent interview I had for the online magazine Generazione Critica I discuss about the internet as a space of freedom vs confinement, net based galleries and shows, the success and failures of net based art. Available both in English and Italian.

“Like many other realities, in this time of lock-in and fear of human contact, the world of art has been forced to migrate online. Some have been content with putting things on their social media or live streaming on Instagram, Facebook and Youtube, or to further utilise their mailing list as a communication tool; the more adventurous organized online exhibitions, fairs and virtual viewing rooms. All of a sudden, the network has changed, from a place of communication and support to physical space, to the only possible space for the manifestation of art. Given the current circumstances, it was predictable that the artistic practices that had long ago chosen the network as their primary space of existence would find renewed interest. There is nothing wrong with that, a reinterpretation of the net art tradition might prove to be one of the positive aspects of this unfortunate period, and teach to the “non-native” arts something about this space. But describing net art as perfect for this moment of forced imprisonment on the screen and on the net is very dangerous, because it risks falsifying completely its nature and jeopardizing its understanding. For net art, being on the web has always been the consequence of a choice of freedom, not an imposed condition. We choose to make art on the net to explore new conditions, to be part of a community, to establish a direct dialogue with the spectator and with the public space of which we are part. That’s how it was in the Nineties, and continues to be today, but with differences. Think about Land art: it was, and in some ways still is, a refusal of the white cube and its implications, the search for huge spaces, the desire to leave a formal mark on the natural world and to create new spaces for relationships. But if, due to some cataclysm, the whole world of art was forced to leave the museums and galleries, and retreat to the Nevada desert, would they continue in the same way? Would we all become Land artists?”

Go on reading…

Sopravvivenza programmata

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Valentino Catricalà e Domenico Quaranta (a cura di), SOPRAVVIVENZA PROGRAMMATA. Etiche e pratiche di conservazione, dall’arte cinetica alla Net Art, Edizioni Kappabit, Roma 2020. Brossura cucita, 350 pagine, ISBN 9788894361803

SOPRAVVIVENZA PROGRAMMATA. Etiche e pratiche di conservazione, dall’arte cinetica alla Net Art è un volume che ho curato con Valentino Catricalà, raccogliendo contributi di Laura Barreca, Laura Calvi, Valentino Catricalà, Alice Devecchi, Roberto Dipasquale, Ben Fino-Radin, Marialaura Ghidini, Oliver Grau, Jon Ippolito, Laura Leuzzi, Rafael Lozano-Hemmer, Alessandro Ludovico, Dorcas Müller, Stephen Partridge, Domenico Quaranta, Iolanda Ratti, Cosetta G. Saba, Domenico Scudero, Azalea Seratoni, Elaine Shemilt, Gaby Wijers. Già disponibile sul sito dell’editore, lo potrete trovare presto nelle migliori e peggiori librerie.

Sopravvivenza programmata è il tentativo, unico nella sua completezza nell’editoria italiana, di affrontare il nodo cruciale del rapporto “arte e tecnologia” dal punto di vista della conservazione, nella complessità delle sue articolazioni e nel suo sviluppo diacronico. Attraverso contributi ormai classici o redatti per l’occasione, il volume articola le teorie, le etiche e le pratiche della conservazione delle opere d’arte quando applicata a media effimeri, time-based, vincolati a tecnologie soggette a obsolescenza programmata e a infrastrutture dal ritmo evolutivo incessante.

Dall’arte cinetica al video, dall’installazione interattiva alla Net Art, dalle collezioni agli archivi, si sollevano quesiti quali: cosa significa conservare? Chi ne è responsabile? Quali sfide devono affrontare i musei di arte contemporanea? Come si può programmare la durata?

Between Hype Cycles and the Present Shock

Texts
Alterazioni Video, The New Circus Event, 2019. Venezia, VAC Foundation. Image courtesy Valentina Campari

The full version of my long essay (or short book) “Between Hype Cycles and the Present Shock” is now available on NERO, in a beautifully designed webpage. You can read it online or download it as a 40 pages, ready to print pdf. Enjoy!

Abstract:

This text is an attempt to understand if, and how, art can exist in the present time. We know we are living an age that is profoundly different from that in which contemporary art was born: an age of acceleration, present shock, distracted gaze and end of the future. And yet, when it comes to art, we still confront it as if nothing had actually changed: as if it were the sacred result of moments of deep focus and concentration; as if it could still be experienced without distraction; as if it were the expression of a constant fight against the old, and of an endless rush towards the new; as if it could speak a universal language, and last forever. But it doesn’t.

Rather than providing answers, this text raises questions such as: is it still possible to make art under these conditions, and to experience art as it should? What’s the price we have to pay for engaging today’s media and the crucial issues of our time, in terms of duration and long term appreciation?

Although these considerations apply to all contemporary art, I use contemporary media art as the main area of reference, as I think most of the problems I’m outlining are more visible there, and more radically affecting the art that uses the tools and addresses the key issues of the post digital age. The essay addresses sub-topics such as primary and mediated experience, the end of the future, Futurism vs Presentism, art’s relation with art market dynamics and technological hypes, art’s incorporation in the art system and in mainstream culture, obsolescence and media art preservation, the difficult relationship between artistic practices and media hypes (with a focus on Virtual Reality and Artificial Intelligence).

Media, New Media, Postmedia disponibile anche come ebook

Book, Texts

A dieci anni esatti dalla sua prima edizione, Media, New Media, Postmedia, la versione italiana di Beyond New Media Art, è ora disponibile anche come ebook alla metà del prezzo della versione cartacea. Il libro italiano, pubblicato nel 2010 da Postmedia Books, è stato oggetto di una riedizione nel 2018. Ora potete leggerlo anche in digitale, in formato Kindle e epub.

“Nel corso degli ultimi decenni, un complesso corpo di lavori è andato sviluppandosi all’intersezione tra arte, scienza e tecnologia. Negli anni Novanta, con la crescente accessibilità delle nuove tecnologie e lo sviluppo della cultura digitale, questa ricerca è esplosa, conquistando una massa critica di artisti e dando vita a festival, centri d’arte specializzati e a un’intensa attività editoriale e pubblicistica. Nasce la New Media Art. Ma nonostante questa espansione, la New Media Art non è stata in grado di conquistare il mondo dell’arte contemporanea. A che cosa si deve tale scollamento di tradizioni? Perché la critica d’arte ufficiale stenta a integrare la New Media Art nella sua lettura del contemporaneo? Perché il mercato dell’arte fatica ad accogliere software, computer e rete come mezzi artistici? Perché molti artisti rifuggono l’etichetta di New Media Art mentre altri vi si rifugiano, esaltando la sua distanza dall’arte contemporanea? Media, New Media, Postmedia è il primo saggio che tenta di dare, a queste domande, una risposta organica: ripercorrendo le ragioni storiche dell’isolamento della New Media Art, e spiegando perché oggi, in un’era ormai pienamente postdigitale e postmediale, questo isolamento non abbia più senso di esistere.”

La commedia delle immagini: Maurizio Cattelan

Texts

Flash Art Italia commissioned me a piece about Maurizio Cattelan’s Comedian. The article is now available on the printed magazine (Issue 348, March – April 2020) and on the web magazine. On this occasion, the website revived an older piece I wrote in 2012 about Cattelan’s work, titled “When an Image Becomes a Work. Premesse a un’iconografia di Cattelan” and focused on his relationship with vernacular images, internet memes and popular re-use of his own imagery. Both pieces are in Italian, but the older one is still available in English on Poool.info. Enjoy!

Automate All The Things! Reviewed

Exhibitions
Sebastian Schmieg, I Will Say Whatever You Want In Front Of A Pizza, 2017. Screenshot.

A nice review of the Automate All The Things! symposium in Ljubljana, written by writer and curator Aude Launay, is now available on the Frech free magazine 02, both in print (Spring 2020, pp. 88 – 89) and online. Held on January 14 and 15, 2020 at the The Academy of Fine Arts and Moderna galerija, Ljubljana, Automate All The Things! is part of Hyperemployment programme.

“At the end of 2006, when everyone was starting to benefit from their 15 minutes of pixelated celebrity with the advent of the social network that we know, another platform was making a place for itself on another market, not that of hyper-individualization but, on the contrary, of the invisibilization of individuals, turning them into a crowd of  anonymous dogsbodies exploited at will: Amazon Mechanical Turk. This “global, on-demand, 24×7 workforce,” as the website of the giant of the neo-gig economy1proclaims, is conceived as an actualization of the deception that was already simulating artificial intelligence in 1770,the famous Mechanical Turk who amazed the European elite by surpassing them in chess. Two and a half centuries later, artificial intelligence is still artificial and humans are still in the machine.Total automation remains a trick, so what has changed?It is around this question of humans “as invisible slaves of the machines” that curators Domenico Quaranta and Janez Janša brought together a panel of artist-researchers for an exciting symposium in mid-January, as part of the the year-long Hyperemployment programme they are organising for Aksioma, the ultra-dynamic project space in Ljubljana.” Go on reading on 02 magazine’s website.