Jon Rafman e le eggregore del nostro tempo

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Domenico Quaranta, “Jon Rafman e le eggregore del nostro tempo”, in Il Giornale dell’arte, 21 febbraio 2022.

[…] Coniato nell’ambito dell’occultismo, il termine eggregora definisce un campo mentale, una forma-pensiero che si manifesta come emanazione di un ampio gruppo di persone che condividono un contesto culturale comune. Arricchitosi nel tempo di contaminazioni con il pensiero teosofico e con l’idea dell’inconscio collettivo junghiano, in anni recenti il termine ha assunto nuove sfumature, venendo cooptato sia dalla teoria politica (le corporation sono eggregore, in quanto manifestazioni individuali di una collettività che esiste come soggetto giuridico) che dalla memetica. I memi sono sempre emanazioni di una collettività; la loro identità non evolve per iniziativa di un singolo, ma per centinaia di impulsi convergenti. In casi specifici, queste emanazioni possono assumere una vita propria e una qualità magica, trascendere lo spazio discorsivo in cui si sono formati, influenzare il cosiddetto mondo reale: in altre parole, diventare eggregore […]

L’eggregora è l’elemento unificante che raccoglie i diversi lavori presentati in «₳Ɽ฿Ł₮ɆⱤ Ø₣ ₩ØⱤⱠĐ₴», la personale di Rafman da Ordet, in una narrativa comune. Il titolo della mostra fa riferimento alla capacità delle eggregore di farsi «mastermind», di presiedere alla nostra comprensione dei mondi in cui si è frammentata la realtà e di cambiarne, con la loro occulta influenza, gli accadimenti, trasformando false notizie in verità condivise da comunità abbastanza ampie da assumere la concretezza della realtà, mobilitando masse, riscrivendo storie o la Storia.

L’ignoranza non mi preoccupa, l’economia sì

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Un breve testo sugli NFT che mi sono divertito a scrivere per un altro Domenico. Lunghezza, contesto e compagnia sollecitavano una forma – manifesto, non mi sono fatto pregare. Pubblicato in AAVV, Disordinary Beauty. The Torn Sense of Beauty, catalogo della mostra, Biffi Arte – Fuori Visioni, Piacenza 2021, pp. 29 – 30.

L’introduzione degli NFT ha portato il mercato dell’arte nata digitale a un salto di scala. Quello che ieri veniva considerato un mercato di nicchia, per collezionisti raffinati e coraggiosi, oggi ha un volume che supera il miliardo di dollari; opere che ieri venivano considerate invendibili sono oggi trattate come beni di investimento. Oggi, un file .jpg è la terza opera d’artista vivente più pagata al mondo, dopo un quadro e una scultura. Che esista un prima e un dopo Beeple non è una vanteria, è un dato di fatto.

Ma quelli economici non sono gli unici equilibri ad essere stati scombussolati. Creatori fino a ieri sconosciuti al mondo dell’arte fanno scomparire artisti con una lunga storia, una solida reputazione critica e un inattaccabile pedigree istituzionale. Il mondo dell’arte contemporanea boccheggia, e arranca per stare al passo. Attorno agli NFT si è costituito un altro mondo dell’arte, con tre attori principali: i creatori, le piattaforme, i collezionisti. Se le seconde assorbono, all’occasione, una porzione della funzione curatoriale (selezionando gli artisti, categorizzando le opere) sono i collezionisti i veri curatori di questo spazio. Sono loro, con i loro portafogli che grondano cripto, che decidono chi sale in cima alla piramide e chi è destinato a consolidarne la base, comprando criptovaluta e pagando gas fee. Se guardiamo alle opere dei 100 artisti più quotati, vediamo i loro collezionisti: il loro background culturale, i loro gusti estetici, la loro agenda politica, le loro passioni, la loro voglia di cambiare il mondo, la loro ignoranza in fatto di arte.

Non deridiamo l’ignoranza: è uno straordinario fattore di cambiamento e di innovazione. Sull’eccesso di conoscenza, sull’adesione incondizionata a un codice si costruisce un’Accademia, non un’Avanguardia. In fondo, è l’ignoranza che ha generato Beeple: l’ignoranza e l’economia, il desiderio di rendere visibile al mondo, attraverso un’immagine, come criptovalute e blockchain lo abbiano cambiato nei 13 anni della loro esistenza, e come potrebbero cambiarlo in futuro.

L’ignoranza non mi preoccupa, l’economia sì. Gli NFT sono il prodotto di un mondo dove, per ora, conti solo per quello che hai nel portafogli (trasparente, pubblico, accessibile a tutti). Qualsiasi cosa tu voglia dire, è il tuo wallet che ti da la voce per dirlo. Qualsiasi cosa tu voglia fare, implica una transazione. Accedi col wallet. Firma col wallet. Vota col wallet. Minta col wallet. Compra col wallet.

Gli NFT sono molto giovani. La loro rivoluzione è ancora pura, grezza, immatura. Il futuro dell’arte su blockchain dipenderà, in gran parte, da quanto questo mondo dell’arte resterà uguale a se stesso e da quanto si rivelerà in grado di cambiare, di ibridarsi, di attenersi o di rinunciare alle proprie istanze native.

Domenico Quaranta, 15.11.2021

Censored by Pak & Assange & Me

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Censored #26500

I’ve been watching “Collateral Murder” with my students again and again since it was released in 2007. Watching it together is a kind of ritual, a group prayer, a tribute to the victims of the killing, a way to refresh (in my mind) and to distribute and implant (in the minds of others) one of the most outstanding images of war of all times and one of the most representative of our time. And we have to thank Chelsea Manning and Wikileaks for it. This is why I engaged in censored.art and tokenized this sentence. Proceeds raised from the NFT sale will benefit Assange’s legal defense fund and campaign to raise awareness about the free speech implications of his case. More information here.

I have my (outspoken) concerns about crypto, but honestly – I didn’t stop using PayPal and Visa when they boycotted Wikileaks for gifting us “Collateral Murder” and other truth about wars. Nobody on the bright side of the chain is doing a darn thing to save Assange from 175 years in prison, so why not mint a fucking #NFT instead?

Censored is a collection by Pak & Assange & You. 29.8K statements have been minted by 29.8K owners, while a unique dinamic nft, named Clock, was sold at auction for 16.593 eth.

Il metaverso come spazio espositivo (sort of)

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Sull’ultimo numero di Artribune, Valentina Tanni ha curato un bello speciale sul metaverso, invitando artisti e autori (Marco Cadioli, Miltos Manetas, Matteo Lupetti, Auriea Harvey) a dire la loro. Io dico la mia a pagina 75.

Domenico Quaranta, “Il metaverso come spazio espositivo”, in Artribune, n. 64, gennaio – febbraio 2022, p. 75

Daydream. Esclusione del reale e flusso di coscienza nella realtà virtuale

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MSHR, Nested Landscapes, 2017 – ongoing

Sull’ultimo numero di piano B, la rivista di arti e culture visive dell’Università di Bologna, potete leggere, fra tanti ottimi contributi, un mio saggio sul rapporto tra daydreaming e realtà virtuale. Fra gli artisti considerati, MSHR (Birch Cooper e Brenna Murphy), JODI (Joan Heemskerk e Dirk Paesmans), Rachel Rossin, Mélodie Mousset, Theo Triantafyllidis, Jon Rafman e Kamilia Kard. Questo l’abstract:

Uno degli aspetti più affascinanti e contraddittori della realtà virtuale (VR) è la sua capacità di conciliare immediatezza e ipermediazione: ipermediata perché la realtà a cui consente di accedere è interamente costruita e fatta di oggetti mediali, e perché l’accesso è mediato da dispositivi, la VR è immediata perché coinvolge pienamente i sensi a cui si rivolge, escludendo altri stimoli esterni. Questo aspetto di esclusione è cruciale per capire la natura e le potenzialità del VR: oggi, immergersi nella VR vuol dire non solo estraniarsi dalla realtà, ma estraniarsi da una realtà intasata da flussi di informazione, stimoli sensoriali, dirottamenti dell’attenzione; vuol dire, in altre parole, ricreare artificialmente le condizioni della concentrazione e del daydream, quel sognare a occhi aperti reso inaccessibile, secondo le neuroscienze, dall’iperattività e dal sovraccarico informativo. Un daydream guidato e costruito dall’autore dell’ambiente VR, fondato su un rapporto inedito tra opera e fruitore e proprio per questo in grado di sollecitare una nuova autonomia e capacità di divagazione. Portando a esempio alcune opere d’arte VR, questo saggio intende dimostrare come la realtà virtuale, spesso associata al surrealismo per la sua capacità di dare vita a mondi alternativi e di ospitare frammenti di inconscio, sia piuttosto analoga al “sogno meridiano” della metafisica dechirichiana, come esso in grado di sollecitare flussi di coscienza, sguardo interiore e pensiero astratto.

Domenico Quaranta, “Daydream. Esclusione del reale e flusso di coscienza nella realtà virtuale”, in Piano B. Arti E Culture Visive, 6 (1), 155–177, 2021.

Truthless Trust

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Francoise Gamma, Fractura, 2021. Animated GIF, 488 × 584 pixels, 301 frames

On the website of Spike Magazine you can now read an edited excerpt from my book Surfing con Satoshi. Arte, blockchain e NFT, translated into English by Anna Rosemary Carruthers. The excerpt offers a good chance to announce the upcoming English version of the book, that will be made available in spring by Postmedia Books and, in a limited edition designed by Superness, by Aksioma, Ljubljana. Meanwhile, enjoy Truthless Trust!

Domenico Quaranta, “Truthless Trust”, in Spike Magazine, February 1, 2022

Fungible Reading List

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I finished writing my book, Surfing con Satoshi. Arte. blockchain e NFT (Postmedia Books, Milano 2021) on May 4, 2021. Here you can find its full bibliography. Since then, I kept reading things on related topics, and saving links and references on a text file, sometimes with short captions that I found relevant. I will keep doing it here, in shared form. Feel free to send me useful readings and enjoy!

For Your Eyes Only

Exhibitions

I’m proud and happy to announce the opening of For Your Eyes Only, a group exhibition I’ve been working on for the online platform Feral File. Featuring 13 international artists, the exhibition investigates the future of human visual culture amid the ubiquity of machine vision, and is scheduled to open on December 15, 2021 at 6 pm Los Angeles (11pm São Paulo, 3am Berlin Dec 16, 10am Shanghai Dec 16).

For Your Eyes Only is a curatorial concept that aims to stimulate a conversation with contemporary artists about the future of human visual culture, and to investigate how they are working, in different ways, on the development of a visual language capable to resist the machine gaze and its implications, and to improve human visual communication—a post-AI, posthuman human vision. The exhibition includes images of diverse nature and origin, submitted as answers to the questions [of machine vision and the human gaze]. And yet, images can be used like words, but they are not words. They can be paraphrased, explained, and described, but no description will ever exhaust them. They can be used like answers, but they are rather proofs. They have been sent by a human to another human, each of them carrying much more than what I asked for. They are not delivering an answer, they are the answer. Try to read them, and you’ll soon find out that they have as many readings as readers. Enjoy, they’re for your eyes only.”

Participating artists: Morehshin Allahyari (U.S.), Sara Bezovšek (Slovenia), Émilie Brout & Maxime Marion (France), Anna Carreras (Spain), Petra Cortright (U.S.), Francoise Gamma (Spain), Theodoros Giannakis (Greece), Kamilia Kard (Italy), Jonas Lund (The Netherlands/Germany), Lev Manovich (U.S.), Petros Moris (Greece), Katja Novitskova (The Netherlands), Jon Rafman (U.S.)

Feral File is a one-of-a-kind online community and platform with an embedded marketplace – “a space for the new media community to co-create the future of art making, exhibiting, and collecting”. It has been conceived by artist Casey Reas and it’s built over the Bitmark blockchain. All works are presented in large editions at accessible prices, in order to be able to involve a larger audience of collectors.

Each of the 13 artworks will be released as an edition of 115, with each edition priced at $180 USD. There will be 50 sets made available at a price of $2,340 USD. Collectors can purchase the artworks via a group auction.

The exhibition is accompanied by a conversation between Domenico Quaranta and Antonio Somaini, professor in film, media, and visual culture theory at the Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3.

The Aesthetics of Non-Fungible Tokens

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Dmitri Cherniak, A slight lack of symmetry can cause so much pain, 2020

The Italian magazine Civiltà delle macchine, published by Fondazione Leonardo, asked me to write an essay about NFT aesthetics. I accepted the challenge. The piece is now available in Italian and English on the paper version of the magazine, which is also available as a free download pdf (pdf download). With some minor changes, the English version of the article has been also minted on my Mirror blog.

Domenico Quaranta, ”L’estetica dei Non-Fungible Token”, in Civiltà delle macchine, n. 4, Dicembre 2021, pp. 66 – 71. Versione inglese “The Aesthetics of Non-Fungible Tokens”, pp. 89 – 91.

Superblast

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Nato dall’omonimo bando internazionale ispirato al ripensamento del rapporto tra uomo e ambiente, individuo e comunità, natura e cultura, il libro SUPERBLAST è il risultato editoriale di un processo sperimentale che vede la commissione del pensiero critico e lavoro artistico all’interno di un unico progetto. Ogni artista, infatti, è stato accompagnato da un autore che ha sviluppato un testo partendo da un particolare elemento dell’opera. Abbandonando la forma del tradizionale catalogo della mostra, il libro – curato e pubblicato da NERO – è il risultato del dialogo e dello scambio tra Bianca Felicori, Xenia Chiaramonte, Tommaso Guariento, Riccardo Papacci, Antonio Perazzi e Domenico Quaranta e Edoardo Aruta, Antonio Bermúdez Obregón, Federica Di Pietrantonio, IPERCOLLETTIVO, Oliviero Fiorenzi e Violette Maillard. La pubblicazione, che unisce materiale di ricerca, documentazione fotografica, narrazione ed esplorazione teorica, riflette l’inafferrabilità del tema indagato da SUPERBLAST, restituendo un’istantanea fluida dello stato della situazione attuale attraverso il pensiero di intellettuali, critici e artisti.

Federica Di Pietrantonio, Not So Far Away, 2021

Io ho partecipato con un testo sulla videoinstallazione Not So Far Away, di Federica Di Pietrantonio. Nel testo rifletto sul potenziale immersivo delle simulazioni, e sullo spazio di gioco come manifestazione della wilderness contemporanea. Qui sotto ne propongo un breve estratto.

Domenico Quaranta, “The Same, But Not Quite the Same”, in VVAA, Superblast, Roma, NERO 2021, 136 pp., ISBN: 978-88-8056-148-4. pp. 46 – 58.