“A ten years old optimistic take on the internet may look childish in a post Snowden society.” Interview by Pina Gabrijan

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Some days ago, Slovenian writer Pina Gabrijan sent me a few questions for an article about Aksioma‘s series of conferences and seminars Tactics & Practice, that have been taking place for ten years. It was a good chance to discuss about time and technologies, the recent history of digital culture and media art, automation and hyperemployment, and of course NFTs. The article is now online in Slovenian, and the English Q & A is available below.

Automate all the Things! at the Academy of Fine Arts and Design of the University of Ljubljana and Moderna galerija, Ljubljana, January 14–15, 2020. Photo: Domen Pal / Aksioma

Surfing con Satoshi. Arte, blockchain e NFT

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(Italian below) I’m happy to announce that my latest book, Surfing con Satoshi. Arte, blockchain e NFT (Postmedia Books, 2021) is now available in Italian on Amazon with a pre-sale discount, and will be soon available in bookstores. Non-Italian readers may have to wait a bit for an English version, but hopefully they may enjoy a few materials I made available on this website: a short English abstract, a translated index of the book, and a complete bibliography with hyperlinks. Now, let’s switch to Italian…

Let Me Feel You Streaming

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Let Me Feel You Streaming

A cura di: Michela De Carlo, Domenico Quaranta

Location: online, parte della programmazione della Milano Digital Week

Quando: 17 – 21 marzo 2021

Artisti partecipanti: Cristina Angeloro, Martina Ferrario, Christina G. Hadley, Marco Ginex, Carla Rossi, Laura Tura (Accademia di Brera) e Lisa Buffagni, Noemi Capoccia, Maria Chiara Gagliardi, Ariele Giari, Fabio Ronchieri (Accademia di Carrara).

Nel corso dell’ultimo anno, la città è diventata soprattutto una città di case. In maniera crescente, percepiamo lo spazio pubblico come lo spazio in cui siamo costretti a indossare la mascherina, a fare la fila, a mantenere le distanze. Ci scambiamo sorrisi imbarazzati mentre ci diamo goffamente di gomito, ed è, a seconda dei casi, con imbarazzo, preoccupazione o astio che guardiamo l’altro quando si avvicina troppo, quando non porta la maschera, quando ci tocca. Lo spazio pubblico è diventato il luogo del non si può, sottolineato da opportuni indicatori visivi: percorsi tracciati al suolo, nastri attorno a fontane e panchine, cartelli “seduta non utilizzabile”, “non più di due persone alla volta”, ecc. La socialità è diventata assembramento, il tatto il più dileggiato dei sensi.

Hyper-Employment, dalla rivoluzione delle nostre vite a una prospettiva post-capitalistica?

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“Sono un critico e curatore di arte contemporanea, non un filosofo, uno storico, un sociologo, un economista né tanto meno un profeta. Se Hyper-employment ti ha suggerito che possa esprimere una opinione autorevole su questioni di questo tipo, è perché mi sono lasciato condurre per mano da alcuni artisti che amo, ho fatto mia la loro analisi del mondo contemporaneo, mi sono interrogato sulle loro visioni di futuro. Lo dico non tanto per deresponsabilizzarmi da quello che dico, quanto per sottolineare un fatto per me importante: il ruolo cruciale delle arti e degli artisti, mai come oggi “utili” a generare comprensione della complessità del presente e a concretizzare specifiche idee di futuro. ”

Federico Di Vita mi ha intervistato su Hyperemployment per Elle Decor. Qui l’intervista integrale, che affronta questioni come l’impatto delle tecnologie sulla nostra quotidianità, automazione e fine del lavoro, arte e cultura hacker, il rapporto con la casa, la fine del tempo libero…

If Work Becomes Our Life. Interview on Domus

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Guido Segni, Demand Full Laziness, 2018 – 2023. Installation view, Hyperemployment, MGLC – International Centre of Graphic Arts, November 7, 2019 – January 19, 2020. Photo: Jaka Babnik. Archive: MGLC, Aksioma.

In this interview made by Bianca Felicori for Domus Magazine, we discuss about the evolution of work, the death of free time, the occupation of domestic space and other themes addressed in Hyperemployment, the book recently published by NERO as the final output of the Hyperemployment annual programme.

The interview is available in Italian as well. Here my favorite quote:

“If, right now, I’m doing this interview instead of playing with my kids, watching a movie or scrolling through Tik Tok, it’s not just because it helps me sell a book – it’s because it connects me to you, and potentially to other people; because it entertains me, it makes me feel accomplished and alive, an active member of a community; it makes me feel, with a little postmodern embarrassment, on a mission. If, after this work is over, we continue to “work”, it is because these ideals have survived.”

Hyperemployment – Post-work, Online Labour and Automation

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The Hyperemployment book is out! One year after the launch of the Hyperemployment programme, this precious tiny book co-published by Aksioma and NERO sums up the project and improves it with the help of new essays by Silvio Lorusso and Luciana Parisi, and a conversation between !Mediengruppe Bitnik and Felix Stadler (also available here).

Intervista con la New Media Art

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Curato da Marco Mancuso ed edito da Mimesis, Intervista con la New Media Art. L’osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale è uno straordinario strumento di navigazione e di comprensione della pratica artistica contemporanea nel rapporto con la tecnologia e la ricerca scientifica a partire dall’esperienza dell’osservatorio Digicult. 486 pagine, il libro raccoglie testi critici e interviste di una quarantina di autori internazionali, e segue gli sviluppi della media art dal 2005 ad oggi. Ho avuto il piacere di contribuirvi con una vecchia ma ancora fresca intervista a UBERMORGEN (online qui) e l’onore di introdurre la sezione finale del volume, Culture e mercati. Qui di seguito trovate il mio contributo:

Domenico Quaranta, “Capitolo 10: Culture e mercati – Introduzione”, in Marco Mancuso (a cura di), Intervista con la New Media Art. L’osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale, Mimesis, Milano 2020, ISBN 9788857569444, pp. 413 – 418

In un testo del 20161, il teorico dei media Jeoff Cox e il filosofo Jacob Lund affrontano la caleidoscopica nozione di “contemporaneo” e di “condizione contemporanea” mescolando vari punti di vista e approcci disciplinari. Il contemporaneo, secondo Cox e Lund, non è solo una categoria temporale (il tempo in cui viviamo), ma anche una categoria esperienziale, che identifica la nostra attuale relazione con il tempo, la storia e il futuro. Frutto di una globalizzazione accelerata, della diffusione del neoliberalismo e dell’influenza delle tecnologie dell’informazione, l’attuale versione del contemporaneo si differenzia da quella dei decenni precedenti. Il contemporaneo attuale vede una coesistenza e un intreccio di temporalità distinte, un “presente espanso” caratterizzato dall’estrema compressione spazio-temporale e dal costante senso di dislocazione prodotti da internet, e dall’esperienza del “near real-time” prodotta dall’interferenza tra il nostro modo di percepire il tempo e il modo in cui lo computano le tecnologie informatiche.

From Context to Content: On the Preservation of Net-based Art

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Domenico Quaranta: From Context to Content

“From Context to Content: On the Preservation of Net-based Art” is a text commissioned for and published in Science and Art: The Contemporary Painted Surface, edited by Antonio Sgamellotti, Brunetto Giovanni Brunetti, Costanza Miliani and published by the Royal Society of Chemistry in 2020. Science and Art: The Contemporary Painted Surface consists of a series of chapters written together by scientists, art historians, conservators, curators and artists dedicated to conservation, execution techniques, languages and conceptual topics. The book largely covers execution techniques, material’s conservation and languages of artists, representative of twelve different countries, all protagonists of the development of innovative significant techniques and methodologies.

Science and Art. The contemporary painted surface

Science and Art: The Contemporary Painted Surface is available on Amazon and other bookstores. Alternatively, you can buy single chapters of the book here. Below you can find an abstract of my contribution, that can be bought in full following this link.

Fino a che non c’è collezionismo, la “conservazione del digitale” è una pura questione teorica. L’intervista di Armando Adolgiso

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Per la sua rubrica Cosmotaxi, Armando Adolgiso ha rivolto a me e a Valentino Catricalà qualche domanda sul libro Sopravvivenza programmata (Roma, Kappabit 2020). Il botta e risposta lo trovate qui sotto. Qui il pezzo originale.

Come nasce questo libro?

Quaranta – Nel 2016 l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove insegno, mi diede l’opportunità di organizzare una tavola rotonda di una giornata sulla conservazione dei nuovi media. Discutendone con l’allora direttrice Lucilla Meloni, decidemmo di mantenere uno spettro ampio, sia in termini cronologici – coprendo un arco che va dalla conservazione dell’arte programmata alle più recenti pratiche di arte in rete – sia in termini tematici e metodologici. Abbiamo discusso di teorie del restauro e di pratiche conservative, di opere d’arte e di archivi, di conservazione e di re-enactment. Non si pensava di raccogliere gli atti e fare una pubblicazione, ma evidentemente l’assenza assoluta di un dibattito critico e di pubblicazioni in lingua italiana su questo argomento era l’elefante nella stanza. Valentino Catricalà, uno dei relatori della giornata, ha avuto il grande merito di puntare il dito, e, nei mesi successivi, di darsi da fare per trovare un editore sensibile a queste tematiche, che abbiamo individuato in Kappabit di Marco Contini. Da quel momento è stata una strada in discesa, seppur con numerosi ostacoli. All’idea iniziale di raccogliere i contributi della giornata si è affiancata l’urgenza di tradurre in italiano alcuni testi seminali sulla conservazione delle nuove tecnologie, come l’intervento di Jon Ippolito (figura determinante per l’avvio del dibattito sulla conservazione dei “media variabili” in ambito museale nei primi anni Duemila) o quello più recente dell’artista Rafael Lozano-Hemmer, una sorta di tutorial su come l’arte digitale possa essere “preparata” per la conservazione; e la necessità, altrettanto urgente, di commissionare nuovi testi a pionieri e esperti internazionali.

“For net art, being on the web has always been the consequence of a choice of freedom, not an imposed condition.” Interview on Generazione critica

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In this recent interview I had for the online magazine Generazione Critica I discuss about the internet as a space of freedom vs confinement, net based galleries and shows, the success and failures of net based art. Available both in English and Italian.

“Like many other realities, in this time of lock-in and fear of human contact, the world of art has been forced to migrate online. Some have been content with putting things on their social media or live streaming on Instagram, Facebook and Youtube, or to further utilise their mailing list as a communication tool; the more adventurous organized online exhibitions, fairs and virtual viewing rooms. All of a sudden, the network has changed, from a place of communication and support to physical space, to the only possible space for the manifestation of art. Given the current circumstances, it was predictable that the artistic practices that had long ago chosen the network as their primary space of existence would find renewed interest. There is nothing wrong with that, a reinterpretation of the net art tradition might prove to be one of the positive aspects of this unfortunate period, and teach to the “non-native” arts something about this space. But describing net art as perfect for this moment of forced imprisonment on the screen and on the net is very dangerous, because it risks falsifying completely its nature and jeopardizing its understanding. For net art, being on the web has always been the consequence of a choice of freedom, not an imposed condition. We choose to make art on the net to explore new conditions, to be part of a community, to establish a direct dialogue with the spectator and with the public space of which we are part. That’s how it was in the Nineties, and continues to be today, but with differences. Think about Land art: it was, and in some ways still is, a refusal of the white cube and its implications, the search for huge spaces, the desire to leave a formal mark on the natural world and to create new spaces for relationships. But if, due to some cataclysm, the whole world of art was forced to leave the museums and galleries, and retreat to the Nevada desert, would they continue in the same way? Would we all become Land artists?”

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